Story – Gabriele Malagoli

Story – Gabriele Malagoli

Le foto dell’amore e l’amore per la fotografia

In questo numero, dedicato in gran parte all’amore e a San Valentino, abbiamo incontrato Gabriele Malagoli, fotografo specializzato in matrimoni.

A lui abbiamo chiesto di parlarci del suo lavoro e di raccontarci storie ed emozioni del giorno più bello di una coppia.

DOMANDA:
Come ti sei avvicinato alla professione di fotografo? E quando hai scelto in particolare i servizi per matrimoni?
RISPOSTA:
In realtà, come spesso accade, è stato tutto piuttosto casuale… ho iniziato come fotoamatore con l’avvento delle prime macchine digitali ma mai e poi mai nella vita avrei pensato di fare questo lavoro. Dopo la laurea ho avuto immediatamente l’opportunità di lavorare per un quotidiano locale come fotoreporter e da lì poi è nato il mio percorso professionale. Ho iniziato a fare servizi per matrimoni quasi fin da subito ma soltanto negli ultimi 5 o 6 anni è diventata una parte importante del mio lavoro.
D: Come definiresti il tuo stile?
R: In realtà potrei definirlo con una parola inglese che non credo abbia un corrispettivo in italiano, ovvero “moody”. Più che uno stile ho una mia “filosofia” se così si può dire: credo che gli sposi debbano godersi la loro giornata e il mio compito è quello di immortalare tutto quello che accade, cercando di raccontare attraverso il mio punto di vista le emozioni vissute.
D: Cosa ha di particolare/diverso un fotografo di matrimoni? Immagino abbia una grande responsabilità visto che immortala uno dei momenti più importanti della vita e quindi fa scatti che rimarranno per tanto tempo…
R: Vivo questo lavoro come una grande responsabilità. Per una coppia, come hai detto tu, è uno dei giorni cardine della propria vita e rivivranno quella giornata attraverso le fotografie, che è l’unica cosa che resta (oltre all’amore, chiaramente!) dopo la giornata del matrimonio. Secondo il mio punto di vista un fotografo di matrimoni deve avere una visione, un punto di vista su quello che accade durante la giornata, deve saper raccontare un avvenimento che ha tempi e ritmi ben precisi, senza interferire e senza essere protagonista.
D: Come ti prepari a un servizio fotografico?
R: Tutto quello che cerco di fare è una ricerca in merito alle location del matrimonio, proprio perché durante la giornata ci sono dei tempi ben precisi ed è giusto perdere il minor tempo possibile. Cerco sempre di valutare un eventuale “piano B” nel caso in cui piovesse, soprattutto per la parte di ritrattistica post cerimonia. Oltre a questo chiedo anche agli sposi se ci sia qualcosa in particolare che debba essere ripreso nelle immagini, così da non perdere particolari fondamentali. Per il resto, lascio che le cose accadano e mi faccio guidare dall’istinto del momento, soprattutto perché ogni matrimonio è una storia a sé.
D: In giornate concitate come quelle di una cerimonia, cosa è che attira di più il tuo occhio?
R: I dettagli meno visibili e la gestualità delle mani.
D: Quale è la cosa che ti viene chiesta più spesso dagli sposi e/o dai parenti?
R: In realtà non ci sono richieste frequenti… con internet oggi fortunatamente c’è molta più cultura visiva e le coppie che ho conosciuto e ho fotografato sapevano già orientativamente qual è il mio stile e che cosa faccio.
D: C’è qualcosa che vorresti gli sposi non ti chiedessero mai?
R: La foto con sposo in ginocchio davanti a lei in mezzo ad un campo di grano al tramonto!
D: Quali consigli daresti a una coppia che si accinge a scegliere un fotografo e di conseguenza anche uno stile?
R: Scegliete bene il vostro fotografo. Deve rispecchiare un punto di vista, deve rappresentare i vostri ricordi. Quello che dico sempre alle coppie che vengono a conoscermi è proprio questo: “fatevi un giro, guardate altri fotografi e valutate. Se tornate da me vorrà dire che siete totalmente consapevoli del mio stile ed apprezzerete molto di più il servizio finale”.
D: C’è una foto alla quale sei particolarmente affezionato, per come l’hai scattata o magari per le circostanze che ti hanno consentito uno scatto che consideri unico?
R: Si, ma non è uno scatto legato ai servizi matrimoniali. Si tratta di due ritratti che feci in studio a mio padre e mia madre. Non mi era mai capitato di fotografarli in una situazione del genere. È stato come vederli con occhi diversi, nuovi, come se la quotidianità in qualche modo me li avesse un po’ nascosti e attraverso l’obiettivo della macchina fotografica si siano rivelati con un nuovo volto. Una sensazione che ricordo ancora oggi con qualche brivido.

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