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Intervista a Fabio Rosati

La musica tramite le nostre orecchie e i libri tramite i nostri occhi, due forme differenti per esprimere emozioni, pensieri, raccontare storie, parlando alla nostra mente e al nostro cuore.
Al punto che a volte questo legame, questo connubio è così solido da presentarsi indissolubile in alcune opere. La casa editrice Neomediaitalia apprezza e quindi pubblica così, l’opera di esordio di Fabio Rosati, originario di San Giovanni Valdarno ma oramai ternano acquisito sin dall’adolescenza. Edito nel 2017, introdotto da un evento di presentazione a cui seguiranno anche delle interviste come quelle con Radio Galileo e Radio Incontro, “Eran solo canzonette” è una raccolta di 24 racconti brevi ispirati dai successi dei più famosi cantautori italiani delle decadi tra gli anni ’70 e ’90.

Abbiamo incontrato Fabio per una piacevole chiacchierata, alla scoperta del libro e del suo autore.

D: Come nasce il Fabio Rosati scrittore?

R: Innanzitutto non mi considero uno scrittore, ma semplicemente una persona che ha provato a tradurre in parole le proprie idee e le proprie emozioni. Non avrei mai creduto, un giorno, di poter vedere una mia opera nella vetrina di una libreria o in vendita online. E’ stata una grandissima soddisfazione e per questo ringrazio le Edizioni Neomediaitalia che hanno creduto in me e mi hanno dato fiducia, pubblicando il mio libro.

D: Come nasce l’idea di “Eran solo canzonette”?

R: Volendo parafrasare Dante Alighieri, potrei dire “Galeotto fu il disco e chi lo incise”! Da tempo avevo voglia di cimentarmi nella scrittura, ma non avevo le idee sufficientemente chiare su dove andare a parare. L’ispirazione arrivò da alcuni CD di musica italiana che avevo sulla mia scrivania. L’idea fu quella di provare a sviluppare una storia partendo dalla trama di una canzone o semplicemente dal suo titolo. Una volta scritto il primo racconto mi resi conto che la cosa poteva funzionare e fu così che nacque “Eran solo canzonette”.

D: C’è qualcuno in particolare che ha rivestito un ruolo importante per te nella stesura del libro?

R: Più che qualcuno direi l’amore per la musica in generale e, in particolare, quella dei grandi cantautori italiani.

D: In che modo la musica ha influenzato la tua vita e il tuo modo di scrivere?

R: La musica influenza la vita di tutti. Ognuno di noi ha le proprie canzoni del cuore legate a dei momenti particolari, a un ricordo, a una situazione. Nella mia vita c’è sempre stato uno spazio importante per la musica, sin da quando, da piccolo, mia madre mi comprava i 45 giri che consumavo a forza di sentire, e questo libro ne è la conferma.

D: Ogni racconto del tuo libro è ispirato dunque ad una canzone, come hai scelto gli autori e i brani?

R: E’ stata principalmente una scelta dettata dal cuore. Si tratta di autori che ho amato e che hanno costituito la colonna sonora della mia vita: Venditti, De Gregori, Battisti, Baglioni, Battiato, Zucchero, Pino Daniele. Per alcune canzoni, poi, come “Albachiara”, “Generale”, “Una donna per amico” o “Napule è” nutro una vera e propria venerazione.

D: Tra i vari racconti, ce n’è uno in particolare che ti sta a cuore (e se si, perché)?

R: E’ sempre difficile rispondere a una domanda del genere. Pur non trattandosi di storie autobiografiche, in ognuna di esse ci sono, inevitabilmente, degli elementi personali: ricordi, sensazioni, esperienze vissute, persone conosciute nella propria vita. Forse, tra i ventiquattro racconti che compongono il libro, quello che contiene il maggior numero di tali elementi è “Quattro amici al bar” che ho voluto ambientare a Chianciano Terme, il paese in cui ho trascorso la mia infanzia.

D: Mentre scrivevi “Eran solo canzonette”, lo hai pensato dedicato a qualche lettore in particolare?

R: Il libro è dedicato a mio padre che, purtroppo, non ha fatto in tempo a leggerlo. Sono sicuro che lo avrebbe apprezzato e che sarebbe stato felice per me. Immaginare un proprio scritto tra le mani di persone che magari neanche conosci fa, sicuramente, un certo effetto. Mi auguro che questo libro possa essere letto da chiunque ami la musica, che è la vera protagonista di tutti i miei racconti. Allo stesso tempo questi sono ambientati in diverse città italiane, raccontandone sullo sfondo la storia di quegli anni e mi piacerebbe che anche i lettori più giovani possano trovare spunto nel mio libro per conoscere e approfondire la musica italiana di quell’epoca.

D: Cosa c’è adesso in cantiere nella penna di Fabio Rosati?

R: Sto cercando di mettermi alla prova in un genere narrativo per me nuovo, quello del romanzo, che presenta molte differenze rispetto al racconto. E’ una sfida difficile, che spero di riuscire a vincere. Diciamo che sono quasi a metà dell’opera. Per il momento, però, non posso dire di più.

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Faces – Sandro Becchetti

“L’inganno del vero”

Scomparso da quattro anni, il fotografo Sandro Becchetti è più che mai presente con i suoi scatti in esposizione al museo Caos di Terni. Becchetti, di nascita romana ma umbro per scelta e vocazione (viveva a Lugnano in Teverina), è stato inviato de “La Repubblica”,“l’Unità” e molte altre testate giornalistiche nazionali e internazionali (LIFE, Libération). Per lungo tempo è stato considerato il più grande ritrattista italiano. La sua attività artistica si interrompe nel 1980 quando decide di dedicarsi prevalentemente all’arte del legno, riprenderà solo nel 1995 con una serie di lavori su Spagna e Portogallo. Fruibile nella mostra – egregiamente curata da Valentina Gregori e Irene Labella – oltre ad una accuratissima selezione di ritratti dei principali protagonisti del XX secolo( Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Andy Warhol, Alfred Hitchcock), una serie della periferia “pasoliniana” e di paesaggi umbri, nonché dieci fotografie per lo più inedite che Becchetti realizzò alle Acciaierie di Terni negli anni Settanta. La mostra di Terni vuole ripercorrere l’intera attività artistica di Sandro Becchetti suggerendone nuove chiavi di lettura del suo lavoro, sia come fotografo che come scrittore e lo fa attraverso un doppio percorso espositivo fatto di immagini e parole. Molteplici sono infatti le testimonianze scritte che il fotografo romano ci ha lasciato, non ultimo il libro “L’inganno del vero” da cui l’esposizione ha tratto il titolo. La mostra, inauguratasi il 25 novembre sarà fruibile fino al 4 marzo 2018.

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