Story – Andrea Pucci

Story – Andrea Pucci

Terni città dell’acciaio. O del silicio? La domanda è lecita, se, come è vero, sempre più aziende della Conca stanno concentrando i loro sforzi imprenditoriali verso le nuove tecnologie, il web marketing, il gaming. Ed è proprio dal gaming che inizia la storia di Andrea Pucci, titolare e guida di NetAddiction, azienda 100% Made in Terni. La sua avventura parte prima del 2000 quando con alcuni soci decide di collegare diciassette computer in rete in un piccolo locale e dare possibilità di svago ed intrattenimento ai più giovani. Passa il tempo, Andrea, che non nasconde una certa simpatia per Gordon Gekko vuole espandere il suo business. Vuole fare impresa. Nasce Netaddiction, gruppo editoriale che ad oggi conta quasi 60 milioni di pagine visitate, 1 milione di lettori aggregati su diversi social network, ottanta fra dipendenti e collaboratori ed importanti media partnership nazionali ed internazionali. Lo abbiamo intervistato per voi:

NETADDICTION È IL MOTORE DI MOLTI PROGETTI: DAL GAMING AL CINEMA, DAL LIFESTYLE ALLA TECNOLOGIA, DAL FOOD AL BEAUTY, QUAL È QUELLO A CUI SEI PIÙ AFFEZIONATO?

Sarebbe come chiedere ad un padre qual è il suo figlio preferito. Diciamo che sono tutti progetti che mi impegnano e mi danno molta soddisfazione. Negli ultimi tre anni ci siamo mossi molto per acquisizioni e diversificazioni, anche perché sviluppare delle competenze in casa non è facile. Credo fosse un percorso obbligato per espandersi.

AVANZARE PER NON RETROCEDERE?

Certo, siamo sul mercato da circa vent’anni. Nel duemila avevo realizzato un business-plan per Netaddiction che prevedeva di essere milionari in dodici mesi. Nel 2001 ci fu il primo crack di internet. Ci tremarono i polsi. Fu così che cercammo di inventare qualcosa di diverso: nacquero le altre due divisioni dell’azienda, quella del commercio elettronico e delle edizioni cartacee.

QUANDO HAI CAPITO DI AVERCELA FATTA?

Vorrei conoscere un imprenditore con la sicurezza di avercela fatta. E’ una sensazione che non ho mai provato, convivo con un senso di precarietà tipico del rischio imprenditoriale.

PARLIAMO DI TERNI, FAR NASCERE QUI NETADDICTION È STATO UN LIMITE?

La mia essenza di provinciale è emersa ogni qual volta ho pensato di andare fuori. Volevo e voglio fare qualcosa nel mio territorio. Il territorio è stato sicuramente una limitazione. Ci sono certamente anche dei pro: costi di gestione più bassi, ci possiamo permettere una sede che a Milano sarebbe stata impossibile avere, ma di contro viviamo una vita di chilometri e trasferte; nonché un turnover del personale molto lento; Terni non produce certamente grandi professionalità. In assoluto essere nella Conca da molti svantaggi.

CHE COMPETENZE DOVREBBE MATURARE UN GIOVANE CHE VOLESSE LAVORARE IN NETADDICTION?

Mi auguro sempre che i giovani abbiano un sogno. Persino sbagliato, ma un sogno. Spero che, piuttosto che lavorare per noi, i giovani ternani cerchino di dare vita ad altre aziende. Per lavorare con noi richiediamo soprattutto passione. Credo sia il prerequisito per intraprendere qualsiasi attività.

QUALE FUTURO PER TERNI?

Vedo un futuro grigio, polveroso, eppure basterebbe poco, ci sono moltissime città di provincia che sono diventate eccellenze. Purtroppo è stato coltivato per troppo tempo un orto morto. Spero nei giovani. Spero nella loro passione.

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