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7 Meraviglie – Meraviglie Pasticcere

Un sondaggio le ha proclamate tra le eccellenze ternane. Quali sono i loro prodotti più conosciuti?

PANDORO

Pasticceria Carletti
Un’accurata selezione d’ingredienti di prim’ordine per i famosi pandori della pasticceria Carletti, tutti prodotti con lievito naturale con un processo di posa superiore alle 30 ore, burro d’affioramento belga, e bacca di vaniglia “barbour” dal Madagascar. Golosi e originali le varianti tra cui quella con cannella e bacche di goji, o maron glacès e noci nostrane.

TORTA TULIPANO

Pasticceria D’Antonio
Ideata da Giovanni D’Antonio, capostipite della tradizione pasticcera della famiglia D’Antonio, la torta Tulipano unisce pan di spagna bagnato con liquore a un morbido cuore di crema e panna, guarniti da sfoglie di gianduia; Per chi apprezza variare, disponibile anche con fragrante frolla, e panna e nutella.

AMOR POLENTA

Pasticceria PazzArt
Dalla celebre arte pasticcera di Spartaco Pazzaglia, un dolce delicato e profumato riportato ai giorni nostri da PazzArt come nella sua forma originale, latte scremato che bagna farine di mais e mandorle sapientemente amalgamate con uova e burro, semplicità e gusto.

CROSTATA ALLA CREMA

Pasticceria Modernissima
Senza orpelli, nè trucchi ne segreti, preparando i suoi dolci completamente a mano con ingredienti semplici e classici, la pasticceria Modernissima ha cresciuto generazioni di affezionati, e i bambini di ieri sono i padri e le madri di oggi che tornano a trovare il sapore genuino che li ha accompagnati, la Crostata alla crema della Modernissima non ha bisogno di presentazioni.

CORNETTO

Pasticceria Fittuccia
Preparati giornalmente, sfogliati a mano per oltre 40 ore di lievitazione, il cornetto di fittuccia affida la sua bontà agli ingredienti freschi, privi di coloranti e di oli vegetali e rimpinguati con crema artigianale, marmellate e farciture d’alta qualità. Di spicco quella al pistacchio, una colazione gustosa e digeribile.

PANETTONE

Pasticceria Tonka
La pasticceria Tonka, si è fatta rapidamente un nome grazie alla ricercatezza delle proprie lavorazioni e alla cura dell’alchimia dei sapori; il Panettone non fa eccezione, pezzetti di cioccolato caramellati a mano come le noci pecan sudamericane; stessa cura nel panettone con cereali, trattati con lavorazione antica per conservarli più spessi e saporiti, uniti con uvetta macerata nel passito di Pantelleria.

CORNETTO

Pasticceria Bellavita
La pasticceria Bellavita vanta la produzione del “vero” cornetto integrale al 100%, frutto di un lungo processo che tramite 24 ore di maturazione e oltre 16 di lievitazione, lavora farina a tutto corpo decorticata a mano, insieme a panna parmense, uova da allevamento biologico e con la totale assenza di miglioratori chimici e stabilizzatori.

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Food – Pasticceria Bellavita

Il gusto ci viene naturale

Terni è città di grande tradizione dolciaria se come è vero, possiamo annoverare un pasticcere di Real Casa ed un dolce tipico – il pampepato – che si avvia alla certificazione IGP. In questo contesto non appare insolito che ci sia chi si ingegna ad innovare cotanta storia, magari strizzando l’occhio alle ultime novità in fatto di processi di lievitazione e ricerca della materia prima. Alessandro Paoletti, titolare della pasticceria Bio “Bellavita”, ha voluto difatti intraprendere la strada del biologico, con un’attenzione particolare alla ricerca spasmodica del gusto, evitando cliché di salutismo imperante che poi, a ben vedere, salutari non sono. Lo abbiamo incontrato per voi.

Partiamo dalla vostra filosofia aziendale: quando diciamo Pasticceria Bio cosa intendiamo?
Consapevolezza in primis che molto di ciò che mangiamo e che ci è spacciato per biologico non lo è. Nel nostro unico laboratorio arrivano solo prodotti che abbiano superato una accuratissima selezione qualitativa: dalle farine, alle confetture. Tutte le materie prime sono ciò che dovrebbero essere: naturali, prive di conservanti di qualsivoglia genere, a km Zero o quasi. Per biologico non intendiamo come molti “leggero”. Un cornetto integrale ha la stessa quantità di burro di un cornetto classico. La differenza sta nelle farine. Le nostre non sono, per esempio, le diffusissime 5 cereali, che di integrale hanno molto poco.

Verrebbe da chiederti quanto tutto ciò costi all’azienda…
Molto, in termini economici. Per nulla quando parliamo di qualità finale del prodotto. Bellavita significa 4 punti vendita di medie e piccole dimensioni: abbiamo preferito dei locali senza marmi e stucchi, ma che proponessero pasticceria di grande gusto e qualità.

Qual è quindi il vostro valore aggiunto in termini assoluti?
Farine Bio macinate a pietra, uova e latte Bio, burro anziché margarina, pazienza e competenza nei processi lavorativi. Come puoi capire, tutto ciò significa certamente innestarsi nella tradizione, giacché ciò che oggi possiamo normalmente mangiare non risponde di certo ai criteri di una volta. Si tratta di un ritorno alle origini che passa per l’innovazione.

Che prodotto puoi consigliarci da assaggiare?
Visto le ormai prossime feste natalizie mi sento di sfidare ogni ternano ad assaggiare il nostro pampepato. La ricetta è ovviamente quella dei nostri nonni, non gli ingredienti: a differenza dei prodotti industriali sono “dei nostri nonni” anche quelli, ed il gusto lo testimonia palesemente.

Quattro punti vendita, un servizio di catering e pranzi veloci, cos’altro sognate?
Il nostro sogno è quello di avere un giorno l’intera filiera delle materie prime di nostra competenza: sarebbe bello poter produrre in proprio la nostra marmellata, le nostre farine, le nostre uova. Ci vorrà tempo ed impegno, ma ci viene naturale.

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Musica – Terni SOUNDS GOOD

L’Associazione Busthard di Terni: una storia giovane fatta di musica, live e progetti.

A Terni si suona. O meglio, c’è voglia di suonare e ci sono molti musicisti. Iniziamo il nostro viaggio per conoscere il mondo della musica in città incontrando un’associazione che negli ultimi anni si è occupata proprio di musica e musicisti, dal punto di vista della produzione, dei live e della promozione: Busthard. Abbiamo incontrato il presidente Simone Desantis e uno dei soci fondatori Daniele Cruccolini.
VIVI TERNI: Quando e con quale idea è nata la vostra associazione?
BUSTHARD: L’inaugurazione risale al dicembre del 2014. In principio siamo nati come sala prove, perché avevamo bisogno di una sala che fosse un posto dove fare le prove ma anche e soprattutto dove incontrarsi tra gruppi e musicisti; qualcosa che non si trova nelle sale prove tradizionali dove, per intenderci, si entra si paga una sala e la si utilizza.

V: Quindi punto di incontro di gruppi ternani di varie tipologie…
B: Esatto. Inoltre volevamo che fosse un punto di riferimento per la creatività e le arti in genere, non solo musica… poi negli anni ci sono stati cambiamenti e si è creato un bellissimo giro; tanti gruppi sono passati da noi e di tanti generi musicali, dal rock all’elettronica al jazz, all’indie, e di ogni età.
V: Quindi ci confermi che c’è molto fermento musicale a Terni?
B: Si c’è, anche se al momento forse un po’ assopito a causa della mancanza di spazi deputati a suonare, è sempre un po’ difficile fare musica dal vivo. Però di band ne abbiamo viste girare tante e molte si sono rivolte a noi, ad esempio per la release party, ovvero l’evento di presentazione del disco.
V: E i gruppi anche in questi contesti di presentazione hanno avuto l’occasione di incontrarsi.
B: Esatto… in più soprattutto i gruppi più giovani o con minore esperienza potevano anche confrontarsi con la macchina organizzativa di questi eventi, capire come si produce un disco, come si presenta.
V: Poi oltre a questo avete fatto tante altre cose…
B: Si molte cose,… tantissime collaborazioni con tante associazioni ternane che nel tempo sono aumentate a dismisura, da Ephebia a Progetto Mandela, Degustazioni musicali e aziende come la Bipede Production per l’organizzazione di eventi di musica live, come la coorganizzazione dell’evento “Umbria in canapa” presso l’anfiteatro fausto di Terni, e in piazza del mercato, per i “concerto dai balconi”.
V: A un certo punto poi avete anche provato a fare un’altra cosa per i musicisti e non solo.
B: La Fucktory, un progetto nato come circolo dell’associazione Busthard per offrire un posto nuovo per ascoltare la musica dal vivo e dove la musica fosse non un’offerta complementare ma il centro di tutto.
V: Possiamo dire non un locale con musica, ma un locale per la musica?
B: Si, un locale nato per la musica. Infatti anche al suo interno era strutturato sia acusticamente che dal punto di vista dell’arredo, in modo tale che la musica uscisse in condizioni ottimali. Avevamo attrezzato palco e regia in modo tale che il gruppo che si esibiva poteva registrare il live direttamente. Questa cosa l’abbiamo fatta anche con una famosa e storica band come quella degli Ausilia; da quella serata sono usciti quattro videoclip oltre al disco live.
V: Bello! E nel corso di quest’anno, visto che sta terminando, quali gruppi hanno registrato dischi o hanno iniziato una tournée partendo da voi (e non solo)?
B: Di gruppi che producono ce ne sono sempre tanti e di vari generi ed età. Ad esempio i The Wolf And Whale, la novità acustica di quest’anno, giovanissimi e che suonano molto dal vivo. Poi tanti altri: gli Uto, anche loro storica band, poi i Japan Suicide, gli Audio fera, Vinyasa, rapper della Conca rivelazione dell’anno, The King Moses, Tribu Nahars, 24c41, Nightride, Stormy coast of Tibet Mazingari, Kay Alis, Hey saturday sun, Femme & the lobster, Francesco Gaglianò, Sativa roots ensemble, Nemora, Tv lumiere, bex, Te’empesta, I noi, Rageful deer… solo per citarne alcuni!
V: Ultima domanda: come pensate che si evolverà la musica live ma anche la possibiità di ascoltarla a Terni, a fronte dei tanti musicisti attivi?
B: Noi da parte nostra cercheremo di riaprire la Fucktory con gli obiettivi che ti dicevo, per dar voce alla musica che oggi non ne ha avuta per dare una “smossa” a questa città che ha tanti talenti e che però non suonano qui e sono spesso costretti a farlo fuori
V: Cervelli musicali in fuga…
B: Esatto! Vorremmo offrirgli una possibilità che ovviamente non è quella di un locale prestigioso che so americano, ma possiamo dare tanto, sia in termini di qualità di ascolto che di soddisfazione di pubblico che ascolta.
V: Allora musicisti e amanti della musica di Terni… stay tuned!

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Cinema – The Square

THE SQUARE di Ruben Östlund

L’essere umano che si misura con se stesso, le proprie capacità, la paura e l’imprevisto. E poi l’arte, il sesso, l’umanità.

È senza dubbio uno dei film più interessanti degli ultimi anni e probabilmente il migliore visto in questo 2017 che volge al termine.
Vincitore della Palma d’Oro all’ultimo festival di Cannes, The Square dello svedese Ruben Östlund è fonte quasi inesauribile di stimoli, riflessioni e momenti assolutamente cinematografici, cosa purtroppo non così frequente nei film contemporanei. È necessario dire subito che The Square andrebbe visto non una, ma più volte. Questo per poter attraversare tutte le strade e i percorsi che il regista ha disegnato nel costruire questo lavoro; incontrando – c’è da scommetterci – ogni volta una nuova via e un nuovo possibile significato. Tra i tanti “piani” con i quali l’autore costruisce e che ci fa attraversare con la sua macchina da presa (e ancor prima con una sceneggiatura che non si fatica a immaginare immensa e genialmente scritta), c’è innanzi tutto quello dell’umanità come incontro/scontro tra elementi primordiali e sovrastrutture. L’arte contemporanea e concettuale, e tutti coloro che gravitano attorno ad artisti e musei, vengono rappresentati come un mondo stanco e ripetitivo, dove l’opera d’arte (che sappiamo essere diventata pura performance in età contemporanea) dà adito a talmente tante possibilità interpretative da risultare spesso superflua, vuota, altra. È così che una discarica ripresa dall’alto sembra un’installazione mentre la vera opera d’arte esposta al museo viene scambiata per pattume e quindi spazzata via dagli operatori che con il loro gesto ne cancellano senso e valenza. Nella scena memorabile della conferenza stampa al museo, il “disturbato” che interrompe di continuo il discorso con parolacce e insulti incarna la verità della vita che irrompe sulla scena della razionalità. Un discorso ricorrente che parte da un’azione (ad esempio la ricerca di un portafogli presumibilmente rubato) e che diventa pian piano situazione incontrollabile e fonte di paura arrivando così alla scena madre, la più cinematografica del film: quella in cui una performance artistica messa in piedi in un ambiente altolocato e dove tutto apparentemente è perfetto e rispondente alle aspettative dei commensali di una cena di gala, degenera in un’azione incontrollabile che scardina certezze, spaventa e mette crudamente i convenuti di fronte alla propria difficoltà di rapportarsi con l’imprevisto. L’imprevisto è, assieme al palesarsi dell’elemento primordiale (di volta in volta una scimmia, una movenza, ma anche l’innocenza devastante di un bambino) il tema principale di The Square. Quell’elemento che destabilizza il nostro assai precario equilibrio quotidiano e che ci fa misurare con noi stessi e con il nostro mondo di appartenenza.

In questo contesto che mette in scena la vita, dove a ogni azione corrisponde una conseguenza (spesso “fuori controllo”) si incontrano e si misurano tanti elementi: la ricchezza e la povertà, le classi sociali e la loro (im)possibilità di interagire, il vecchio mondo (l’Europa, soprattutto quella del nord) che fatica ad adeguarsi al nuovo e a sovvertire le proprie rigide regole, il mondo adulto, quello bambino e quello “naturale” di animali e primati. Per tutta la durata del film è impossibile non interrogarsi sul proprio essere, sul contesto sociale nel quale viviamo, sulla nostra perdita di umanità, sulla precarietà di equilibri interni ed esterni, sul senso dell’arte e dei nostri atteggiamenti artistici e sulle strutture che ci siamo creati.

Che in fondo servono a distoglierci e a non guardare dritto negli occhi ciò che è veramente vivo e vitale. E che può sconvolgerci in un attimo.

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Story – Terni Social Club

Terni SOCIAL CLUB

La nostra città a colpi di like

IL TULIPANO IMPAZZA SU FACEBOOK

IL TULIPANO DI TERNI
E’ li da anni, o da sempre. E non c’è ternano che, almeno una volta in cuor suo, abbia sperato di vederlo compiuto, con la classica inaugurazione a panino e porchetta. Si, stiamo parlando del Tulipano. Il grattacielo di Terni, quello che per un attimo ci ha fatto sognare, immaginando una Terni Newyorkese. Se il successo non è arrivato a livello architettonico sicuramente si può dire il contrario a livello virtuale. Sul web sta spopolando la pagina Facebook dedicata alla celebre struttura: diventate fan di una delle pagine satiriche più in voga del momento che non risparmia battute e freddure su Terni e sui Ternani.

A MEZZOGIORNO “SUONA” DAVVERO!

LA SIRENA DELL’ACCIAIERIA
Abitate o lavorate lontano da viale Brin? Vi siete trasferiti da Terni o vi trovate in vacanza? Se vi manca terribilmente il suono della sirena dell’acciaieria da oggi potete dormire sonni tranquilli. Facebook ci giunge in soccorso grazie alla pagina dedicata alla celebre sirena della fabbrica siderurgica più grande del centro Italia. Ogni giorno, a mezzogiorno spaccato (ve lo giuriamo, controllate voi stessi se non ci credete) viene sparato un post con un “Uuuuuuuuuuuuuuuuuuuu” identico a quello riprodotto dalla sirena. E a differenza di quello reale è ad impatto zero sull’ambiente e assolutamente insonorizzato. Lasciate un like per credere!

TERNI TRA SATIRA E CRONACA

TERNI IS REAL
Una finestra sulla città che giorno dopo giorno sta guadagnando consensi a colpi di like attraverso la condivisione di notizie, foto (di cui tante inviate dagli stessi fan della pagina) e taglienti post satirici. Un modo di comunicare sicuramente unico, soprattutto quando a finire in prima pagina sono immagini virali che vengono ricondivise e commentate. Come il cartello appeso ad un palo in via Castello, pennarello su cartone, con la scritta “In questa zona è vietato spacciare”. Difficile pensare che abbia fatto desistere dal delinquere, quanto piuttosto un modo divertente per invitare allo spaccio in quartieri più idonei. Come se spacciare fosse consentito da qualche parte.

IL”MISTER” PIU’ AMATO DEL WEB

SANDRO POCHESCI
Le sue dichiarazioni dopo il match perso dall’Italia qualificazioni mondiali, hanno fatto letteralmente il giro del web con oltre 7 milioni visualizzazioni. Stiamo parlando di lui: Sandro Pochesci, il mister più amato (e cliccato) del web. Nonostante la sua Ternana non occupi una posizione di classifica di rilievo ha fatto innamorare tantissimi supporter rossoverdi grazie ad un gioco spumeggiante e alla sua lingua tagliente. Un personaggio schietto e diretto, senza tanti peli sulla lingua. Ogni post pubblicato nella sua pagina ufficiale raccoglie centinaia di like e commenti: il suo modulo 3-3-1-3 come il 5-5-5 di Oronzo Canà? Staremo a vedere.

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Sport – We were born to run

Vecchi e nuovi eroi per una passione, per un fuoco che non smette di bruciare

C’è qualcosa che lega lo spirito di questa città. E’ un qualcosa che abbiamo dentro, uno stimolo, una sensazione, che ci rende appagati solo quando possiamo sfogarla. Dobbiamo correre, non importa come, non importa dove, l’importante è correre. Ce lo dice la storia, due o quattro ruote, a piedi o in bici, la velocità è quel brivido che tiene viva questa città. Come si spiega altrimenti che lo stadio della città sia dedicato si a uno sportivo, ma non a un calciatore? E non uno qualsiasi. Uno che è stato campione del mondo nella classe 500 quando il mondo era un posto diverso, quando rischiavi la vita ad ogni curva. Quando se andava male, la fine arrivava in un istante, lasciando un intera città, con il suo sogno, improvvisamente infranto. E Mario Umberto Borzacchini, eroe delle quattro ruote e “fratellino” della leggenda Tazio Nuvolari, anche lui caduto da eroe in un triste giorno sulla pista di Monza, e poi Paolo Pileri, campione del mondo nella 125 nel 1975, fino ai fasti moderni del Petrux, passando per le gesta della scorsa decade di Mirko Giansanti. E come non citare Renato Perona, che in sella al suo tandem in coppia con Ferdinando Terruzzi vinse addirittura l’oro olimpico a Londra ‘48, a cui attulmente è dedicato il velodromo cittadino? Correre è un impresa, l’impresa più vecchia della storia dell’umanità, da quando Filippide corse da Maratona ad Atene, per annunciare che l’esercito Persiano era stato sconfitto.

Grandi eroi sì, gesta leggendarie, ma correre rimane una cosa drasticamente intima, chi corre non ha bisogno della gloria, della ribalta. Lo fa per se stesso, solo con se stesso.

Imprese, come quella più recente, compiuta da Lorenzo Felici, che ha corso i 42 km e 185 metri più famosi del mondo in 2 ore 39 minuti e 49 secondi, solo 12 in più della vincitrice femminile. Milioni di persone lo hanno visto correre a New York, insieme alla delegazione dell’Amatori Podistica Terni, fra le strade della città più famosa al mondo, attraversando i 5 boroughs con il portamento e la grinta di chi sta più che vivendo, sta correndo verso il un sogno. Perchè infine, gente come noi, è nata per un motivo. È nata per correre!

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Terninator – Il Natale è un dono

Anche il cavallo di Troia lo era.

Parenti lontani. Fanno visita solo nel periodo antecedente il Natale. Sono essi loschi figuri, di solito abitanti in frazioni dal nome antico e dal sapore vagamente medievale come “Torre Bordone”, “Castellone del Papaccio” e “Santa Trofimena”. Hanno una concezione del tempo tipicamente contadina, per cui si palesano in casa vostra in orari siberiani: cinque, sei e mezza del mattino, i più zelanti arrivano di notte su una slitta trainata da lupi abruzzesi. A casa mia ogni anno si presentano questa giungla di personaggi che mi attende ed io dovrò sorridere ai loro doni. Dopotutto, il Natale è dono. Anche il Cavallo di Troia lo era.

Zia Desdemona
Donna dalla corporatura sovietica con una folta peluria in viso; misure: 80 centimetri di altezza, per 80 di larghezza e 40 profondità. Praticamente uno spartitraffico. Ha dei bellissimi mustacchi neri in stile Umberto I, non crede nella ceretta. Porta con se alcuni quintali di pampepati, li ha iniziati a fare il 23 luglio. I pampepati, morbidissimi, sono spesso venduti in blocco ad alcuni palestinesi che li utilizzano come dardi durante l’intifada.

Zio Ugo e Zia Lisetta
C’è più oro nelle loro bocche che nelle miniere della California. I denti, quando non ricoperti, hanno delle curiose forme che ricordano le grotte di Frasassi. Argomento prediletto degli zii: malattie e decessi di lontani parenti con accuratissima descrizione della situazione sfinterica. Portano in dono una Stella di Natale rachitica e tanta fiducia nel futuro.

I Fratelli Putti
Lontanissimi parenti di Massa Martana, i loro aliti puzzano come se avessero tracannato una pinta di merda. Ogni anno ripetono che i piantoni hanno prodotto poco, ti omaggiano comunque di un boccione di olio. Quando lo apri, da un curioso fumo nero appare un genio di origini salentine che ti chiede di esprimere tre desideri. Realizzi che l’olio è proprio quello nuovo.

Il Cugino Manlio
Soprannominato Altobelli, perché basso e tremendamente brutto. Il cugino Manlio è sempre reduce da un’operazione delicatissima che lo ha sì salvato, ma gli ha complicato terribilmente la vita. Assume tutti i farmaci presenti nel prontuario medico 2011 e buona parte di quelli 2017. Porta in dono un tragico cesto natalizio del discount costituito da: Spumantino rosè “Donna Codoni”, torrone “Pesetas”, pandoro artigianale “Il forno Bravo”, due inutili cestini di datteri ed un barattolo di Giardiniera Saclà bassissimamente recuperato dalla dispensa ed aggiunto al cesto successivamente.

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Food – Da Scardone

la cucina ternana come una volta…

DA PIU DI UN ANNO RIVIVE LA STORICA BETTOLA DI TERNI
Bettola, nell’etimo luogo in cui si beve, bevettola. A Terni ce n’è una che vanta tre generazioni di gestori, un solidissimo archivio di aneddoti e storie condivise nonché la più grande quantità di frizzantino servito nella storia mondiale. Si chiama “Da Scardone”. Sono pochi i lettori che potranno dire di non averne mai sentito parlare, perché Osvaldo detto Scardone è stato una vera e propria leggenda della ternanità e dei ternani. Vittorio e Rosa diedero il via ai brindisi ai primi del secolo passato, poi, appunto, Osvaldo ed Augusta. Oggi l’antichissima Bettola “Da Scardone” è nelle sapienti mani della terza generazione Leonori: Francesco e Alessio che, rimboccate le maniche, hanno dato vita ad una vera e propria operazione di rinnovamento del locale pur tenendo fede allo spirito originale. Situato in via del Cerqueto, poco distante dal centro eppure circondata dal verde, “Da Scardone” è un locale caratterizzato da un’ atmosfera vivace e goliardica come quella delle vere bettole di una volta. Ambiente semplice e informale: tavoloni in legno anche condivisibili, servizio rapido, voci che si accavallano. Un luogo dove rendere omaggio alla cucina casalinga ternana, con pochi piatti fatti bene: ciriole classiche, cacio e pepe o con sugo all’amatriciana, fegatelli e grandi taglieri di salumi e formaggi; secondi di carne alla brace, pizza sotto il fuoco e, per finire, dolci della tradizione. Ottima selezione di vini e birre.

Strada del Cerqueto 13, Terni Tel. 0744-304349 – 392-7708184

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